falsi miti alberi

Spesso, quando parlo con dei potenziali clienti mi vengono poste delle domande molto fantasiose, alle quali mi trovo anche in imbarazzo a dover rispondere.

Sulla messa a dimora, manutenzione e gestione delle alberature esistono numerosi studi, eseguiti da professionisti e studiosi molto preparati che spiegano molto bene le caratteristiche di base di queste piante e i loro comportamenti in diverse situazioni.

Numerose pratiche adottate per secoli per curare gli alberi provengono dalla tradizione contadina e si basano frequentemente su concetti completamente sbagliati.

Molti giardinieri, o sedicenti tali, e altrettanti vivaisti si ostinano ad applicarle per la coltivazione delle piante in vivaio e per la gestione delle alberature sia in ambito privato che pubblico.

Parlando con giardinieri professionisti, arboricoltori certificati e studiosi del settore emerge frequentemente che dovrebbe essere uno dei loro compiti quello di sfatare questi falsi miti e di formare i clienti a richiedere ed eseguire interventi corretti sugli alberi. Non serve a niente continuare ad indignarsi difronte a potature mal eseguite o ad alberi straziati da improvvisati potatori. Occorre che ogni volta che un giardiniere esperto o un arboricoltore certificato è chiamato per intervenire sulle alberature, informi il cliente sui potenziali danni futuri che possono derivare alla pianta da interventi non corretti.

Come più volte ripetuto nei diversi post di questo blog, per effettuare una corretta manutenzione su uno o più alberi è sempre necessario rivolgersi ad un giardiniere professionista che opera di comune accordo con un arboricoltore professionista, meglio se certificato. In questo modo si sarà certi che chi opera sulla pianta abbia conoscenze appropriate in materia di biologia, di botanica, fisiologia dell’albero sul quale sta per intervenire, e, per ultimo ma non meno importante, sulle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Vediamo adesso alcuni dei falsi miti da sfatare sulla cura, manutenzione e gestione degli alberi.

L’apparato radicale si estende tanto quanto la chioma dell’albero al quale appartiene. Falso!

falsi miti alberiIn uno degli ultimi post di questo blog ho descritto brevemente la struttura, la funzione e l’estensione delle radici degli alberi. Io sono solo un giardiniere professionista che cerca di fare il suo lavoro nel miglior modo possibile, documentandosi con dovizia di particolari prima di agire. Molti studiosi più preparati di me, già all’inizio degli Anni Trenta del secolo scorso, hanno approfondito con metodo e passione la conoscenza della struttura dell’apparato radicale degli alberi. Dalle ricerche condotte è emerso che, non importa in quale zona climatica e in quale regione del globo un albero si trova, tanto meno fa la differenza una specie arborea rispetto ad un’altra, l’apparato radicale di un albero è tendenzialmente molto esteso e molto poco profondo. Le radici di un albero, in genere, si sviluppano nei primi 60 cm. di profondità nel terreno e possono correre anche per decine di metri lontane dal tronco dal quale si diramano.

Più si scende in profondità nel terreno, meno le condizioni ambientali sono favorevoli allo sviluppo delle radici dell’albero. Il terreno può essere troppo compatto, poco arieggiato, con forte presenza di acqua, ecc.. Solo in rare circostanze le radici possono andare più in profondità. Questo non dipende, però, dalla specie dell’albero ma dalle condizioni del suolo.

Quando si mette a dimora un nuovo albero, la buca d’impianto deve avere sempre una profondità almeno doppia rispetto a quella della zolla. Falso!

Quando mi viene commissionata la fornitura e messa a dimora di un albero, mi chiedono quasi sempre se la buca sarà molto grande e profonda, così da favorire l’attecchimento e la futura crescita della nuova pianta.

Non è raro vedere giardinieri che preparano buche d’impianto molto larghe e profonde per alberelli dalle dimensioni piuttosto modeste. La giustificazione che viene sempre fornita è che in questo modo si aiutano le radici dell’albero a farsi strada meglio e più velocemente nel terreno. Evidentemente, non in molti sono a conoscenza del fatto che scavare una buca molto più grande e profonda rispetto alla zolla dell’albero, provoca a quest’ultimo un forte stress.

In questo modo le radici si ritrovano da subito in un ambiente naturalmente poco ospitale, per la mancanza di aria o per l’eccesso di umidità. Come pronta risposta a questa situazione, le stesse radici iniziano a crescere verso l’alto e a non fornire un adeguato ancoraggio alla pianta.

Se si ha un terreno con una forte componente di argilla o limo, dove non si riesca a realizzare un drenaggio adeguato per far defluire l’acqua in eccesso in prossimità della pianta, è consigliabile mettere a dimora l’albero con la zolla rialzata rispetto al piano del terreno per almeno 8/10 cm. Con tale accortezza si evita la quasi certa asfissia radicale. Per la parte di zolla che rimane al di sopra del livello del suolo deve essere realizzata una sorta di cunetta, attraverso l’apporto di terreno di coltura e di pacciamatura.

Utilizzare ghiaia mista a sabbia da miscelare insieme al terreno alla base della buca non aiuta di certo a migliorare il drenaggio in un terreno argilloso o limoso e pesante. Allo stesso modo, anche l’abitudine di miscelare terriccio soffice e concime al terreno d’impianto non aiuta le radici dell’albero. E’ fortemente consigliato impiegarli nella miscela del terriccio superficiale, così che le radici possano trovarli nell’esplorazione dell’ambiente circostante.

Il mio consiglio è quello di scavare una buca d’impianto che sia profonda circa i 9/10 dell’altezza della zolla originale, con un diametro almeno doppio rispetto alla zolla. Un ulteriore aiuto alle radici dell’albero si ha realizzando la buca con una forma più stretta alla base e più estesa al livello del terreno, così da ricreare condizioni simili a quelle presenti in natura.

E’ sempre importante che il colletto della pianta (attaccatura tra tronco e apparato radicale) rimanga a livello del terreno e mai al di sotto per evitare il formarsi di patologie importanti.

Potare un albero al momento del trapianto favorisce l’attecchimento e la ripresa vegetativa. Falso!

Molti credono che potare un albero, al momento del trapianto, per rendere proporzionata la parte aerea con l’apparato radicale sia utile all’attecchimento dell’albero e alla sua ripresa vegetativa. Niente di più fuorviante.

Alcuni anni fa ho partecipato ad un corso tenuto da studiosi dell’apparato radicale degli alberi. In quell’occasione, in più di uno studio è emerso che dall’osservazione di piante coltivate in vaso o a radice nuda, rimuovere i vertici apicali dei rami e le foglie al momento dell’espianto per la nuova messa a dimora diminuisce la crescita di nuove radici.

Nella chioma la pianta compie il processo della fotosintesi, che apporta alla stessa le sostanze nutritive indispensabili per la crescita. Rimuovendo parte di essa si provoca una riduzione delle sostanze utili prodotte e un forte stress alla pianta. Minori zuccheri significano una riduzione dello sviluppo dell’apparato radicale.

Nei germogli e nelle nuove foglie le piante producono gli ormoni utili allo sviluppo e alla crescita delle radici. Una riduzione di nuove foglie e di germogli si traduce in una minore quantità di ormoni e una minore ripresa vegetativa.

E’ vero che la potatura stimola la pianta ad emettere nuove branche ma allo stesso tempo induce un effetto di mantenerla ridotta nelle sue dimensioni complessive. Questo è anche uno dei motivi per cui dopo il trapianto la nuova pianta rimane “ferma” per alcuni mesi o anni. L’albero deve formare di nuovo tutto ciò che è stato compromesso (radici e rami) dalla potatura e dal trapianto prima di iniziare a crescere come e più di prima.

L’uso di mastice o di prodotti simili aiuta a cicatrizzare le ferite più velocemente dopo la potatura e impedisce lo sviluppo e il progresso di patologie. Falso!

Quando ho iniziato il lavoro di giardiniere professionista vedevo che in molti casi, subito dopo la potatura di un albero, veniva spalmato del mastice o prodotti simili sui tagli. Incuriosito da questa pratica così singolare ne chiedevo il perché. La risposta era sempre la stessa: “… si protegge la pianta da funghi e patogeni e la si aiuta a cicatrizzare la ferita…”

Nel corso di una delle tante lezioni alle quali ho assistito, alla Scuola Agraria del Parco di Monza, sugli alberi un docente spiegò molto semplicemente che tale pratica era completamente sbagliata. Applicare mastice o prodotti cicatrizzanti sul taglio, non aiuta la pianta. Al contrario, i mastici in genere favoriscono lo sviluppo di funghi o altre patologie sulla superficie sulla quale sono applicati.

Il rivestimento applicato sul taglio, esposto al freddo o alla luce del sole diretta, può facilmente fessurarsi, permettendo all’acqua di filtrare all’interno e di permanere in piccole sacche che si formano tra il mastice e la superficie tagliata. Si ha così l’ambiente ideale per la formazione e crescita di patogeni dannosi all’albero.

Gli attrezzi da taglio impiegati, come motoseghe e segacci, spesso hanno la superficie di taglio non pulita e con la presenza di spore di funghi. Questi al momento del taglio si diffondono sul taglio e con l’applicazione del mastice sono fatti aderire ancora meglio al legno.

Infine, alcune sostanze utilizzate per coprire i tagli, come i mastici a base bituminosa, sono fitotossici per la pianta.

Il mastice non deve essere usato sui tagli fatti indipendentemente dal diametro del taglio e dalla specie di albero. Se i tagli delle potature sono eseguiti correttamente, da arboricoltori o giardinieri professionisti, l’albero compartimenta velocemente la ferita nel miglior modo possibile, rimarginandola senza alcun aiuto.

I tagli dei rami devono essere eseguiti il più possibile vicino al tronco per facilitare la chiusura della ferita ed evitare marciumi. Falso!

Molti “tagliatori improvvisati” o sedicenti potatori non conoscono minimamente l’importanza e la morfologia del punto di inserzione del ramo secondario sul tronco principale.

La branca (ramo) si inserisce sul tronco principale in un punto ben preciso. Il punto di inserzione (collare) si riconosce facilmente in ogni tipo di albero. Si vede molto bene un rigonfiamento, più o meno marcato, che aiuta a capire quale dovrebbe essere la linea da seguire per effettuare un taglio corretto.

All’interno del collare l’albero ha tutte le strutture biologiche necessarie a rimarginare le ferite dovute all’eventuale rottura del ramo. Queste costituiscono una barriera naturale contro lo sviluppo di patogeni dannosi.

Effettuando un taglio parallelo al tronco principale e rasente allo stesso, si rimuovono tutte queste strutture difensive e si espone l’albero ai patogeni. Nel migliore dei casi si rallenta ma spesso si impedisce la corretta guarigione del taglio.

Una potatura sostanziosa o una capitozzatura rendono l’albero più sicuro. Falso!

falsi miti alberiAlcuni giorni fa mi ha chiamato un cliente poiché aveva bisogno di aiuto per un cipresso. La sua pianta era alta oltre 15 mt., situata nel giardino in prossimità di una strada con molto traffico. Era leggermente inclinata da decenni verso la strada. Dopo alcuni forti temporali, il cliente aveva avuto paura che il cipresso potesse cadere sulla strada e causare danni a persone o cose. A tal proposito mi ha chiamato perché voleva intervenire sul povero albero con una “forte potatura”, così da ridurre al minimo il rischio. In più, non so chi aveva sostenuto questa soluzione di una sostanziosa potatura per migliorarne la sicurezza.

Una “forte e sostanziosa potatura” elimina gran parte della chioma dell’albero, scombinando completamente qualsiasi equilibrio statico e produttivo. Inoltre, con l’asportazione di numerosi rami, si eliminano gran parte delle foglie, riducendo la capacità dell’albero di svolgere la fotosintesi e di produrre zuccheri e sostanze nutritive per la crescita e lo sviluppo dell’albero. Si determina un forte stress, con la riduzione delle energie disponibili per la pianta. L’albero deve così incanalare le energie disponibili per cercare di tamponare i danni subiti, a scapito delle difese naturali da patogeni e parassiti.

La chioma, tra le altre funzioni ne ha una primaria, che è quella di schermare i rami e il tronco dall’esposizione diretta ai raggi solari. Eliminata la chioma, i raggi del sole colpiscono tessuti non abituati ad esserlo, con conseguenti seri danni, come scottature e ustioni della corteccia. Queste, con il tempo, possono compromettere anche la stabilità di rami e tronchi.

I monconi derivanti dalla capitozzatura hanno tagli eseguiti a caso. Sono molto esposti agli agenti atmosferici e sono altrettanto attraenti per parassiti e funghi del legno, che qui trovano terreno fertile per insediarsi e crescere. I nuovi ricacci si trovano, con il passare del tempo, inseriti su un legno poco stabile e ormai compromesso, aumentando i rischi di schianti o rotture.

Riassumendo, le potature drastiche creano squilibri nell’albero, compromettendone spesso la stabilità e la salute, aumentando progressivamente i rischi per la sicurezza. Per mettere in sicurezza un albero occorre sempre rivolgersi ad arboricoltori professionisti, adeguatamente formati. Evitate sempre potatori improvvisati o sedicenti esperti che suggeriscono interventi inopportuni.

Una potatura sostanziosa rallenta la crescita dell’albero. Falso!

In più occasioni viene richiesta la capitozzatura, il taglio dei vertici apicali o una forte potatura per ridurre lo sviluppo in altezza della pianta. Tuttavia, dopo tali interventi, quasi sempre, l’effetto ottenuto è l’opposto di quello desiderato. Si interrompe la crescita della freccia dominante e si stimola l’emissione di numerosi nuovi vertici apicali, che si sviluppano molto più velocemente per cercare di formare nuovamente la chioma dell’albero.

I nuovi rami sono più numerosi dei precedenti, occupano più spazio, producono più foglie. In men che non si dica, la chioma dell’albero che è stato straziato tornerà ad occupare uno spazio più grande di quanto facesse in precedenza, con minore sicurezza e una chioma più disordinata e con più problemi.

Il costo di una potatura eseguita da un esperto arboricoltore è maggiore del costo di quella fatta da operatore non qualificato. Falso!

Come tutti ben sappiamo la formazione di un professionista di qualsiasi settore ha un costo ma, se ben fatta, produce risultati eccellenti. Un bravo dottore sa risolvere i problemi del suo paziente, spesso, con semplicità, evitando costose prescrizioni inutili o altrettanto costose analisi. Un commercialista o un avvocato preparati sanno spesso trovare una soluzione corretta al problema di un’azienda, tanto da evitare future spese inutili, molto più costose e problemi consistenti.

La stessa cosa vale per un giardiniere professionista o per un arboricoltore certificato. Il costo finale di una potatura eseguita da un professionista preparato è dato oltre che dal costo dell’operazione in sé, anche dal preservare l’albero da future complicanze e rischi derivanti da un intervento completamente sbagliato o inadeguato. Una capitozzatura, molto di frequente, può causare danni irreparabili all’albero, con un conseguente aumento del rischio.

Entro pochi anni l’albero capitozzato deve necessariamente subire una nuova potatura volta a cercare di limitare i danni della precedente, se non sono stati irreparabili. In breve tempo, diventa necessario intervenire sulla pianta con regolarità per contenerne la crescita e per limitare i possibili rischi. Nel caso in cui l’albero non sopravviva a questi interventi ripetuti, dovrà anche essere abbattuto, con ulteriore aggravio dei costi dovuti alle pratiche burocratiche necessarie per autorizzarne l’abbattimento.

Riassumendo, la capitozzatura ha forse un costo minore nell’immediato ma molto maggiore nel medio lungo periodo. Inoltre, danneggia fortemente gli alberi. Una potatura fatta a regola d’arte, in condizioni normali, può richiedere un nuovo intervento solo dopo 5/8 anni.

A chi far potare gli alberi del proprio parco o giardino: come scegliere il professionista migliore.

Prima di affidare l’incarico per la potatura di un albero è sempre meglio verificare le “credenziali” formative del professionista al quale vi siete rivolti.

Nel preventivo che vi è stato presentato dal professionista devono essere elencati gli interventi che egli si appresta ad eseguire per preservare la salute e la sicurezza dell’albero.

Diffidate sempre di offerte economiche eccessivamente basse. E’ assolutamente da evitare il confronto con preventivi sommari o eccessivamente semplici, dai prezzi stracciati.

Per valutare la bontà dell’offerta presentata a fronte della vostra richiesta, è buona norma tenere ben presente anche le capacità organizzative, tecniche, la conoscenza delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Ricordate bene che la normativa sui luoghi di lavoro deve sempre essere rispettata per tutelare i lavoratori, il committente (voi che avete commissionato il lavoro) e i terzi, oggetto di possibili danni accidentali. La regolarità dei lavoratori impiegati e la presenza di adeguate polizze assicurative per coprire eventuali infortuni, danni a cose o a terzi, sono ulteriori garanzie a vostro favore.

Se l’intervento commissionato lo consente, avvaletevi di arboricoltori che operano con la tecnica del tree climbing, adeguatamente formati ed in possesso delle relative abilitazioni per i lavori su fune.

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