Cattive abitudini da perdere per aiutare l’ambiente e il vostro giardino

 In giardinaggio: consigli di manutenzione

Avete mai pensato a quanto poco tempo occorre perché prendiamo una cattiva abitudine? Quanti mesi o anni, invece, occorrono per perderla e correggere un comportamento non corretto? I difetti sono facili da imparare e difficili da dimenticare. Sia in casa, che al lavoro o in giardino ci sono semplici azioni che possono essere fatte per migliorare la nostra esperienza quotidiana e anche, perché no, per migliorare la qualità dell’ambiente che ci circonda. Di seguito, proviamo a prenderne due come esempio.

I mozziconi di sigarette

Avete mai pensato a quanto possano essere dannosi per le piante i mozziconi delle sigarette? Insieme alle bottigliette di plastica e ad altri pochi articoli, sono i rifiuti più diffusi su tutto il nostro pianeta. In ogni parte del mondo, potete osservare persone che lanciano i mozziconi di sigarette ovunque, per strada, dalle finestre, dalle auto in corsa o ferme al semaforo, nei tombini e chi sa ancora dove.

Ma facciamo un passo indietro. Di cosa è composta una sigaretta? Dopotutto, verrebbe da pensare che non sia così male. Il tabacco che la compone per quasi la sua interezza è la foglia di una pianta, la Nicotiana tabacum, appartenente alla famiglia delle Solanaceae. Inoltre, la carta che la avvolge proviene dalla cellulosa degli alberi ed è biodegradabile. Ma che cosa rimane di così pericoloso e dannoso per l’ambiente? Cosa può danneggiare la vita delle nostre amate piante in questo piccolo ed insignificante rifiuto quotidiano?

Anche i più ligi ambientalisti o i più attenti e rispettosi difensori del riciclo domestico possono commettere l’errore di lanciare un mozzicone di sigaretta in un momento di debolezza. Qualcuno se ne prenderà cura, forse uno spazzino o la natura stessa, degradando questo piccolo pezzetto di carta e tabacco. Se andate in una qualsiasi città, in un paese dove il fumo è proibito, per le strade troverete sicuramente dei mozziconi di sigarette. E poi che altro, oltre alle macchine, al traffico e allo smog? Alberi, aiuole, qualche arbusto e poca erba!

Ma eravamo rimasti alla composizione di una sigaretta. Ci eravamo dimenticati di un elemento essenziale, il filtro della sigaretta, quel piccolo cilindretto bianco, talvolta molto sottile. Andiamo avanti. Quando si accende una sigaretta, inizia la combustione del tabacco e della carta che lo circonda. Un elemento negativo per l’ambiente e per chi fuma ma non un così grande problema per le piante. Ed al filtro cosa succede? I filtri sono composti di acetato di cellulosa ovvero un tipo speciale di plastica. Che altro si produce con questo materiale di sintesi? Alcune montature per occhiali.  Una plastica speciale, che se lavorata secondo certe regole precise, assume la conformazione di una specie di schiuma. Eccoci arrivati a come è composto il filtro di moltissime sigarette.

Senza essere troppo difficili e descrivere processi chimici complicati, provate a fare un esperimento a casa. Prendete dei mozziconi di sigarette, usati o meno. Metteteli in dei vasi, dove avrete piantato prima solo trifoglio ed erba di diversi tipi. Il trifoglio, comunemente, è un’erba rustica, che si adatta molto bene a condizioni diverse di coltura. Lasciate che la natura faccia il proprio corso. Annaffiate i vasi con regolarità ed osservate con attenzione cosa succede. Per migliorare l’esperimento, mettete accanto ai vasi con i mozziconi di sigarette, altri vasi privi di questi rifiuti.

Con un po’ di pazienza, dopo un po’ di tempo, potrete osservare che gli steli dei fili d’erba con i mozziconi di sigaretta nel vaso sono più corti di quelli non “trattati”, le radici si sono ridotte e i semi prodotti da queste piante, fanno fatica a germinare e a far crescere nuove piante.

Io sono solo un giardiniere e non un ricercatore, quindi, non so spiegarvi le motivazioni scientifiche di questi comportamenti. Posso solo fare delle ipotesi: la plastica che compone i filtri influenza negativamente la crescita delle piante? Oppure sono gli additivi chimici contenuti all’interno degli stessi filtri e del tabacco ad influenzare lo sviluppo delle piante? Di una cosa sono certo, se i mozziconi non ci sono il trifoglio e l’erba crescono sani e rigogliosi. A voi la conclusione, non gettate i mozziconi dove capita ma raccoglieteli con attenzione come tutti gli altri rifiuti. Se poi ci riuscite, smettete di fumare!

I filtri in plastica delle bustine del tè

Chi beve regolarmente o sporadicamente del tè, avrà notato che negli ultimi mesi, che i filtri delle bustine del tè sono sempre più spesso fatti di plastica e non più di cotone, carta o altri materiali naturali. Un segno dei tempi che passano, del progresso e delle innovazioni? Un tentativo di ridurre i costi del packaging del tè da parte delle aziende produttrici?

Se ascoltate radio e televisione o leggete i più comuni social media, una delle parole più ricorrente di questi mesi sono le microplastiche. Cosa sono? Sono pezzi di plastica molto piccoli, tanto da essere invisibili all’occhio umano, derivati dalla degradazione delle plastiche che compongono sempre più prodotti di uso comune.

Una preoccupazione crescente per chi si occupa quotidianamente della ricerca degli effetti di questi elementi sulla salute dell’uomo e sull’ambiente naturale. Molto spesso dalle ricerche in corso emergono dati che indicano che le microplastiche vengono assimilate dagli organismi viventi, siano questi animali o piante.

Ma cosa c’entra questo con il nostro tè preso a colazione a casa o per un break pomeridiano in ufficio? O ancora cosa c’entra con la vita delle piante? Proprio nelle moderne bustine del tè troviamo queste microplastiche. Quando prepariamo il tè, le microplastiche si liberano nell’acqua.

Quando le bustine in plastica del tè si riscaldano, a contatto con l’acqua calda dell’infusione, le microplastiche si diffondono in essa. Microplastiche e nano plastiche iniziano a galleggiare nell’acqua. Sono entrambe particelle molto piccole, come suggeriscono i nomi, invisibili all’occhio umano, ma che possono sommarsi tra loro. I ricercatori ne stanno continuando a studiarne il comportamento. Ad oggi, sembra che ogni settimana, ognuno di noi faccia colazione, almeno una volta, con l’equivalente della plastica che compone una comune carta di credito!

Pensate a quanta acqua assorbe ogni giorno un arbusto o un albero per nutrirsi. Quanta di questa plastica si deposita ogni giorno o ogni settimana nei loro tessuti? Sono in grado di eliminarla o metabolizzarla?

Che effetto può avere sulla salute nostra e delle piante questa dieta sintetica quotidiana? Ad oggi non ci sono conclusioni scientifiche attendibili che dimostrino la pericolosità dell’accumulo delle microplastiche e delle cugine minori, nanoplastiche. Le autorità competenti non hanno la minima idea di quali azioni debbano intraprendere o di quali studi considerare attendibili o meno.

Le aziende che producono e commercializzano tè, “difendono” la loro posizione nei modi più fantasiosi, tra i quali quello di consumare il loro tè in foglie sciolte e non in bustina! Le loro plastiche sono solo per alimenti!

Il fatto certo è che le microplastiche circolano quotidianamente nell’acqua corrente di molte città del mondo e anche nelle falde acquifere delle campagne. Dai rubinetti delle nostre case esce l’acqua che spesso beviamo e con la quale annaffiamo le nostre piante.

Come dobbiamo comportarci? Cercare di limitare l’uso della plastica in genere può essere solo un buon inizio ma si può sempre migliorare. A voi scegliere come.

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