Dai Giardini di Babilonia alle città del futuro

Dei giardini pensili di Babilonia, noti per essere una delle sette meraviglie del mondo antico, non è mai stato trovato alcun rudere: le notizie ci pervengono da Diodoro Siculo e da Strabone, che nelle loro opere li descrissero ampiamente.

Risalenti circa al VII e VIII sec.a.C. secondo alcuni autori, al 3.500 a.C. secondo altri, la tradizione attribuisce la loro costruzione alla regina assira Semiramide. Vennero restaurati da Nabucodonosor nel VI sec a.C. e sorgevano lungo le rive dell’Eufrate a sud di Baghdad (Iraq).

Alcuni storici però non sono certi dell’esistenza e ubicazione dei giardini della città di Babilonia. La loro localizzazione è un punto ancora oggi irrisolto e gli studi, ancora in corso, hanno lasciato emergere le più varie ipotesi, tra cui anche quella che Babilonia non ospitasse affatto una delle Sette Meraviglie del mondo antico, poiché le fonti antiche, pur concordando nella descrizione dei giardini, non ne forniscono alcuna localizzazione precisa all’interno della città.

Si passa quindi dall’avere fonti molto dettagliate ad altre più incerte e vaghe. Non avendo competenze in merito, decidiamo di passare alla loro descrizione.

disegno giardini babilonesi a terrazzi

Erano costituiti da numerosi ordini di terrazze degradanti, alte fino a cento metri dal livello del suolo, sostenute da arcate a volta poggianti su grandi pilastri a sezione quadrata.

I pilastri erano probabilmente cavi all’interno e riempiti di terra; in corrispondenza degli spazi vuoti erano piantati grandi alberi disposti con regolarità a formare ampi viali rettilinei ornati con statue o con fondali a rilievo.

sezione terrazzo giardino babilonese

I vari piani erano messi in comunicazione da numerose scale. I costruttori di questi giardini risolsero brillantemente importanti problemi di statica, idraulica (sollevamento dell’acqua dell’Eufrate),irrigazione, di riporti di terra, di impermeabilizzazione (con strati di canne e bitume).

Sono proprio le tecniche idrauliche a creare maggior stupore.

L’impianto di irrigazione venne studiato per la prima volta da D.W.W. Stevenson che, basandosi esclusivamente sulla descrizione degli autori classici, ipotizzò che il sistema adottato fosse quello detto noria.

FUNZIONAMENTO

Alla base della scalinata dei giardini vi erano due grandi bacini che ricevevano acqua dall’Eufrate per mezzo di condutture sotterranee. Ai bacini erano connesse delle ruote che recavano, all’interno del bordo, secchi di legno o vasi d’argilla. Quando le ruote venivano azionate dalla forza umana; questi ultimi si riempivano per poi lasciar ricadere l’acqua in un collettore sito al piano superiore, dove avveniva lo stesso procedimento, fino a raggiungere il livello più alto.

Qui si trovava una cisterna da cui l’acqua poteva facilmente essere ridistribuita, attraverso condotti a caduta, a tutta la superficie dei giardini, sia a scopi irrigui sia ornamentali.

Oggi si stanno cercando soluzioni per proporre giardini pensili ispirandosi, talvolta, a quelli babilonesi, ma la meraviglia che dovevano aver creato a quei tempi non è paragonabile a quelli attuali. Inoltre credo che oggi più di allora sia fondamentale riuscire a considerare il loro valore ambientale più che ornamentale.

Acros, Fukuoka Prefectural International Hall - Giappone

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Green Citadel Magdeburgo -Germania

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“Il verde non è più ornamento è una necessità stringente. Il nostro paese spende pochissimo per la ricerca e anche nel costruire città più sostenibili; quelle che stanno investendo di più in questo settore sono Cina, Emirati Arabi e Malesia dove troviamo la città giardino di Putrajaya ”. F. Ferrini.

Città Giardino Putrajaya Malesia

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Un nuovo verde per la città, un verde in città sostenibile, come ornamento, cibo e che porti benefici e benessere per la nostra salute.

 

Scritto da Martina Lucchi e Maddalena Scalabrin di sTreet Italia: da giovani esperte in Architettura del Paesaggio, Martina e Maddalena si occupano con passione di verde e riqualificazione urbana.

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