L’Orto Botanico dell’Università di Padova: la storia e le piante più importanti

L’orto botanico di Padova è il più antico orto botanico Universitario del mondo che abbia conservato la sua sede e la sua struttura originaria, quasi inalterata.

Grazie alla sua notevole rilevanza scientifica, l’orto Botanico di Padova è stato iscritto nel 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

L’Orto Botanico di Padova: cenni storici

struttura_Orto_botanicoL’orto fu fondato il 31 luglio 1545, su decisione del Consiglio dei Pregati della Repubblica di Venezia, che accolse la proposta del professore universitario Francesco Bonafede di istituire a Padova un Horto Medicinale dove poter coltivare e studiare le piante medicinali locali ed esotiche. In questo modo, il terreno un tempo di proprietà dei monaci benedettini di Santa Giustina, si trasformò in un baluardo nel mondo dal punto di vista scientifico e didattico.

Questo perché le cure terapeutiche del tempo si basavano soprattutto sulle piante medicinali e la loro applicazione era basata prevalentemente sull’interpretazione e, talvolta controversa trascrizione, degli antichi trattati medici greci, latini e arabi. Con un Horto a disposizione, gli studenti potevano avere una conoscenza non solo teorica ma anche pratica delle erbe medicinali del tempo.

Il progetto dell’Orto è attribuito all’architetto veneziano Daniele Barbaro e a Pietro de Noale, docente di medicina dell’Università di Padova; la realizzazione avvenne invece ad opera dell’architetto Andrea Moroni.

L’impianto architettonico dell’Orto botanico è testimonianza della ricerca di equilibrio e perfezione delle forme, tipica dell’Umanesimo.

L’orto ha forma circolare e ripartizione geometrica interna, ed ha molti riferimenti e simbologie cosmologiche, proprie della cultura rinascimentale.

Per avvicinare la tradizione di una struttura secolare all’apertura al futuro e a nuovi studi, a fianco dell’Orto botanico, nel 2014 è stato inaugurato il Giardino della Biodiversità, dove il visitatore compie un viaggio attraverso la vegetazione della Terra, all’interno di serre tecnologicamente avanzate. Al suo interno, le specie facenti parte del progetto divulgativo vivono in ambienti che ricreano le condizioni climatiche delle diverse aree del nostro pianeta. In questi ambienti le piante descrivono anche il loro rapporto con l’uomo consolidato nei secoli, usate per: nutrire, curare, costruire.

Le collezioni attuali dell’Orto botanico di Padova

Attualmente l’Orto botanico di Padova presenta circa 6000 esemplari di piante, disposte soprattutto all’aperto e contrassegnate da etichette che riportano il nome scientifico della specie, oltre che l’iniziale dell’autore che per primo l’ha studiata, la famiglia, il luogo di origine e l’anno di ingresso nell’Orto.

La pianta più antica dell’Orto è la Palma di San Pietro, piantata nel 1585 e conosciuta anche come Palma di Goethe, poiché ispirò il poeta tedesco, in visita a Padova nel 1786, in uno studio sulla metamorfosi delle piante.

Alcune piante hanno finalità utilitaristica; tra queste ci sono soprattutto le piante medicinali di impiego sia farmacologico che erboristico.

ninfee_Orto_Botanico_PadovaAltre piante hanno valore estetico, come le pittoresche piante acquatiche, che crescono in due grandi vasche, e che sono o ancorate al terreno, come le ninfee o galleggianti, come il giacinto d’acqua.

All’interno delle serre, ci sono orchidee, piante tropicali, piante grasse e carnivore. Queste ultime costituiscono una delle raccolte più rinomate dell’Orto, con circa 30 specie soprattutto di provenienza esotica .

In tempi recenti è stata allestita una raccolta di piante velenose che hanno soprattutto una finalità didattica e presentano, sul cartellino, il grado di tossicità.

Così come per altri orti botanici in Italia, l’Orto botanico di Padova ha contribuito a introdurre e diffondere molte piante esotiche in Italia, tra cui la magnolia, il gelsomino, l’acacia, il girasole e il rabarbaro.

Per tutelare il loro elevato valore storico, la cura e la manutenzione di parchi e giardini storici come questo deve essere eseguita da professionisti che abbiano competenze trasversali di storia del paesaggio, botanica e agronomia, così da conservarne lo stato originario.

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