Aria fresca con la Fabbrica dell’Aria a Firenze

 In progetti di spazi verdi

Nasce a Firenze un nuovo modo di depurare l’aria. Quante volte abbiamo visto le piante all’interno di uffici, centri commerciali o negozi relegate in angoli scomodi, polverosi e molto poco valorizzate?  E quante altre le abbiamo viste sui set fotografici di servizi sulla moda, sull’arredamento splendenti e belle come non mai? Difficilmente abbiamo pensato che le piante potessero avere anche una funzione invisibile ma molto utile per la nostra salute.

Molto spesso l’aria che respiriamo negli ambienti chiusi, come abitazioni o uffici, è più “sporca” di quella che respiriamo in città nell’ora di punta del traffico. Molti sono gli inquinanti presenti all’interno delle abitazioni o degli edifici adibiti ad usi commerciali o professionali: detersivi, insetticidi, cosmetici, fornelli, tappeti, moquette, stampanti, rivestimenti, mobili, ecc. Per migliorare la qualità dell’aria vengono utilizzati impianti di condizionamento e filtraggio, che impiegano costosi filtri meccanici e chimici e che assorbono notevoli quantità di energia per lavorare correttamente. L’impatto sull’ambiente di questo meccanismo non è per niente naturale e ancora meno sostenibile.

Stefano Mancuso e PNAT (Project Nature)

In più occasioni abbiamo parlato della preziosissima funzione che le piante svolgono sulla terra di depurazione dell’aria dagli inquinanti. Alcuni scienziati, proprio a Firenze, hanno cercato di portare questacapacità delle piante in ambienti chiusi per studiarne e valorizzarne gli effetti. Da una parte troviamo il Prof. Stefano Mancuso, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Firenze, dove dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV), con sedi a Firenze e tra le altre città a Kitakyushu (Giappone), Bonn e Parigi, di cui abbiamo già parlato in un post di alcuni mesi fa. Dall’altra, abbiamo un team di professionisti con formazione eterogenea che va dall’architettura, all’agronomia, alla botanica, con la passione per il verde e le piante che ha dato vita a Pnat (Project Nature), uno spin-off dell’Università degli Studi di Firenze.

Insieme hanno cercato di studiare, prima, e di realizzare, poi, soluzioni che possano integrare le piante all’interno dell’ambiente urbano, dagli oggetti di uso quotidiano, agli edifici di ogni genere. Il loro obiettivo è quello di instaurare una convivenza il più possibile “felice” tra l’uomo e le piante negli spazi in cui l’uomo vive abitualmente e di ottenerne i migliori effetti benefici: produrre cibo ove necessario, depurare l’aria liberandola dagli agenti inquinanti e ottenere un ambiente più stimolante ed appagante dal punto di vista psicologico. Una sorta di urban farming volto ad ottenere non solo ortaggi ma anche benessere sociale, qualità della vita e aria pulita.

Gli obiettivi della Fabbrica dell’Aria

Da alcuni studi per conto di UNICEF, emerge che i primi ad essere a rischio per la cattiva qualità dell’aria degli ambienti chiusi e soprattutto domestici, sono i bambini. Questo perché hanno un metabolismo molto più veloce di quello degli adulti e di conseguenza hanno una frequenza respiratoria maggiore.

Gli obiettivi primari di questo progetto sperimentale sono principalmente due:

  1. Capire se e come il sistema che costituisce il motore della Fabbrica dell’Aria, ovvero la serra, funziona, quantificandone gli effetti con misurazioni periodiche della qualità dell’aria,
  2. Valutare, dal punto di vista economico, costi e benefici di questa fabbrica verde rispetto ai meccanismi tradizionali di depurazione dell’aria.

Come funziona la Fabbrica dell’Aria?

Il Project Nature (PNat), un progetto ideato da quattro agronomi e due architetti dell’Università di Firenze, ha avuto questa idea: rendere pulita l’aria presente all’interno degli edifici, attraverso la capacità naturale delle piante di assorbire e degradare gli elementi inquinanti dell’aria, come ad esempio le polveri sottili.

Questa nuova “macchina verde” si chiama Fabbrica dell’Aria. E’ composta da una struttura in metallo chiusa da vetri, come una serra. Al suo interno sono messe a dimora delle piante. Per mezzo di alcune aperture nello “scatolone” viene immessa dell’aria forzatamente, costringendola ad attraversare prima il terriccio, per poi passare nell’aria. In questo modo, prima il terriccio con le radici e poi le foglie, filtrano l’aria e la liberano dagli elementi inquinanti. Le prestazioni di questo sistema sono misurate da uno spettrometro di massa.

Il Linv di Firenze (International laboratory of plantneurobiology), incaricato di svolgere le misurazioni, afferma che l’efficienza della “macchina naturale” (la Fabbrica dell’Aria) alimentata dalle piante, raggiunge circa il 98%. Ovvero la quasi totalità degli inquinanti presenti nell’aria immessa nel sistema, vengono assorbiti dalle piante, con un minimo dispendio di energia. Le piante non fanno distinzione tra le molecole inquinanti di origine organica o inorganica. Il processo di purificazione dell’aria di origine botanica divide in modo naturale gli inquinanti e li fa divenire parte integrante delle piante.

Un esempio di questa incredibile macchina naturale è presente a Firenze nella Manifattura Tabacchi e in un centro commerciale della città.

Le piante della serra

Per realizzare un modulo base della Fabbrica dell’Aria è necessario selezionare delle piante, in genere di origine tropicale, che abbiano una spiccata capacità di pulire l’aria. Tra queste sono state indicate: Strelizie, Aspidistra, Ficus, Kentia, Asplenium, Banano, Microsorium, Dieffenbachia, Chamadorea, Fileodendroum. Tutte queste piante vengono inserite nella serra in modo da ottenere strati filtranti, rappresentati dalle foglie, diversi su diversi livelli, in modo tale che l’aria li attraversi tutti in progressione dal basso verso l’alto, per ottenere un filtraggio ottimale.

Non tutte le piante sono indicate per rendere efficiente il processo che abbiamo descritto. Alcune di quelle di uso più comune in casa o in ufficio per la loro semplicità di coltivazione, come la Sansevieria o la Beaucarnea (nota anche come pianta mangiafumo), non hanno le caratteristiche idonee. Le prime svolgono il loro ciclo vegetativo naturale in modo molto lento e non riescono ad assorbire una quantità rilevante di inquinanti volatili. Le altre, con le loro foglie sottili, presentano una superficie fogliare ridotta e non significativa per questo compito.

Leggendo queste righe, alcuni di voi avranno avuto l’idea di costruire una Fabbrica dell’Aria artigianale. Ma non è così semplice riuscire a calibrare correttamente il flusso dell’aria alla giusta pressione. In alternativa potrete certamente coltivare delle bellissime piante nel vostro ufficio o in casa, con effetti sicuramente positivi ma non equivalenti.

Un’opportunità da non perdere per un processo sostenibile

Il primo modello costruito di Fabbrica dell’Aria ha una superficie di circa 35 mq., utile per depurare l’aria di una superficie di circa 1.000 mq.. Inoltre, è stato realizzato un modulo dalle dimensioni contenute, di 50x80x80 cm., adatto a pulire l’aria di un appartamento o di un ufficio con una superficie di circa 100 mq.. Proviamo a fare uno sforzo di immaginazione: anziché avere un rumoroso motore elettrico, con un fastidioso ronzio in sottofondo, abbiamo un elegante contenitore, con delle bellissime piante, che in quasi assoluto silenzio riesce a rendere l’aria circostante fresca e priva di inquinanti. Oltre all’utilità dobbiamo riconoscere alla Fabbrica dell’Aria anche un innegabile valore estetico.

Risparmio economico e maggior valore energetico

Uno degli aspetti positivi della Fabbrica dell’Aria è il risparmio di energia e, di conseguenza, di risorse economiche per ottenere un risultato simile a quello raggiunto da costose macchine tradizionali. Le piante svolgono la naturale funzione di regolare l’umidità dell’aria circostante, processo che, in ambienti chiusi, avviene grazie a potenti deumidificatori. Un minore tasso di umidità si percepisce come un maggior benessere per la persona e con una sensazione di naturale freschezza.

Inoltre, le piante depurano l’aria a ciclo continuo. Anche se hanno un ciclo giorno/notte, non si fermano mai completamente. I sistemi di filtrazione e ventilazione meccanizzata dell’aria prelevata dall’esterno hanno costi di manutenzione e gestione elevati. Al contrario, le piante necessitano di una manutenzione davvero minima rispetto alle macchine.

Per dare un’idea dei benefici possibili che si intravedono in questo sistema, recentemente, la normativa europea in materia di depurazione dell’aria è stata “aperta” per dare spazio a progetti simili alla Fabbrica dell’Aria, composti quasi esclusivamente da piante e con basse emissioni di CO2.

Oggi le sperimentazioni effettuate con questo sistema naturale si riferiscono a circa trenta inquinanti, che provengono da una gran quantità di materiali come carta da parati, vernici, colle per mobili, adesivi, truciolati, oltre alla formaldeide. Quest’ultima si trova in colle, smalti, mobili e persino nelle magliette di cotone. Pensate che, oltre dieci anni fa, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro l’ha dichiarata cancerogena. Anche il talco, i colori per i capelli, le ricariche per le stampanti e le fotocopiatrici, senza dimenticare il fumo delle sigarette, sono solo alcuni degli altri elementi ai quali ci esponiamo ogni giorno in casa o al lavoro.

A mio modesto parere questo è un ottimo esempio di una perfetta collaborazione per un’economia sostenibile, tra la ricerca universitaria, la natura con le sue piante, delle menti eccellenti, un’impresa innovativa, il tutto realizzato nella città di Firenze.

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