Akira Miyawaki, vita e idee del botanico giapponese

 In giardinieri famosi

Akira Miyawaki è un botanico, nato nel 1928 in Giappone, esperto di ecologia delle piante, con specializzazione nei semi e nello studio delle foreste naturali. La sua specializzazione è la ricostruzione della vegetazione originaria in su terreni degradati. Ha svolto la sua attività in ogni parte del mondo, dal Brasile, all’Europa, alla Cina.

Oltre trenta anni fa, l’attenzione di Akira Miyawaki, botanico giapponese di fama mondiale, fu attratta dagli emergenti problemi ambientali, tra cui la distruzione dell’ambiente su scala mondiale e della biodiversità. Egli riconobbe l’importanza delle foreste vergini come elemento essenziale per la sopravvivenza dell’uomo .

In seguito, egli ha elaborato una teoria, nota come “Metodo Miyawaki”, utile a ripristinare o ricostruire l’habitat delle foreste autoctone, sulla base di rigorose indagini sulla vegetazione locale, effettuate sul campo.

Miyawaki ha dimostrato che si possono ottenere risultati apprezzabili con l’applicazione del suo metodo e delle sue teorie, con esperimenti effettuati in Giappone e in altri paesi.

Le foreste e civilizzazione umana

Stiamo vivendo in un epoca in cui i progressi scientifici e tecnologici sono ad un livello non immaginabile fino a pochi decenni fa. Abbiamo a disposizione maggiori ricchezze materiali in grado di soddisfare i nostri bisogni, come mai prima nella storia. Per soddisfare i nostri sempre maggiori desideri, abbiamo distrutto e continuiamo a distruggere foreste e montagne, ad inquinare fiumi e oceani, a creare nuovi insediamenti industriali e far crescere sempre più le città.

Il verde, sempre più, scompare dall’ambiente in cui viviamo. In particolare, le foreste originarie dei diversi ambienti, ricche di alberi e specie autoctone, vengono semplicemente cancellate per facilitare i nostri processi quotidiani. Un ambiente in cui l’equilibrio originale è alterato, non è in grado di autosostenersi e di produrre vita. Non è capace di mantenere tutte le forme di vita presenti sulla Terra, tra cui l’uomo.

Con la distruzione della natura e la diffusione della contaminazione dell’ambiente, per fortuna, le persone hanno finalmente iniziato a comprendere la gravità dei problemi ambientali. Problemi che si riflettono in ogni ambito e che, in genere, procedono con compagni degni di nota, come l’urbanizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture per il trasporto di merci e persone.

Ne sono degli esempi tifoni, terremoti, inondazioni. La natura presenta il conto e si ribella alle attività dell’uomo fuori controllo. L’inquinamento dell’acqua e dell’atmosfera dovuta alle emissioni di gas e residui dell’attività produttiva e non dell’uomo. Alcune misure vengono messe in atto per fronteggiare un problema oppure un altro. Ma molte conferenze mondiali o nazionali, si perdono in politica e nella variabilità degli elementi, di volta in volta.

Secondo Miyawaki, dobbiamo preservare l’ambiente per poter trasmettere ai nostri successori quello che noi abbiamo ricevuto. La vegetazione, la “foresta nativa”, è il veicolo migliore per il passaggio della nostra vita, delle nostre conoscenze, della nostra intelligenza e dei nostri geni agli anni a venire.

Purtroppo, molte delle foreste naturali sono state abbattute e devastate. Foreste in cui popoli hanno costruito civiltà secolari, come quelle del bacino del Mediterraneo, della Cina o dell’India, sono state completamente distrutte per lasciare spazio a pascoli sovradimensionati. Lo stesso è accaduto in America e in Australia.

Il Metodo Miyawaki

akira miyawakiAkira Miawaki sostiene che creare foreste naturali, per coprire la maggior superficie possibile di suolo, sia la misura migliore ed efficace per ridurre il biossido di carbonio presente nell’atmosfera.

Le foreste originali sono formate da più strati di vegetazione. In esse convivono comunità di alberi ad alto fusto, di medie e piccole dimensioni, di arbusti, di erbe e piante infestanti. Hanno una vegetazione trenta volte superiore per effettuare la fotosintesi, rispetto ad una superficie coperta da un solo strato di vegetazione, come un prato o una brughiera.

Di conseguenza, anche la capacità della foresta naturale dovrebbe essere di trenta volte superiore di proteggere l’ambiente circostante e di mitigare l’impatto di inquinamento acustico, di filtrazione dell’aria dalle polveri, di purificazione dell’aria e per il mantenimento della qualità dell’aria.

Gli alberi di queste foreste hanno radici profonde e disposte in modo da resistere maggiormente alla caduta dovuta a venti o piogge . Prevengono naturalmente i disastri ambientali. Le piante assorbono il carbonio dell’atmosfera per mezzo della fotosintesi. Trasformano gli inquinanti in tronchi, rami e foglie.

Seguendo questo metodo, si creano foreste naturali, capaci di assorbire quantità crescenti di carbonio e di solidificarlo. Le giovani piante, nel passaggio ad albero maturo, hanno bisogno di carbonio e non solo per crescere. Anche le altre piante presenti nella foresta, con il tempo, crescono, assorbendo sempre più carbonio.

Molti cercano di mettere in ridicolo questa teoria e gli sforzi ad essa collegati. Affermano che solo poche persone che svolgono queste attività, sono gocce nell’oceano dei problemi ambientali.

In trenta anni, Akira Miyawaki, insieme a collaboratori, volontari e ricercatori ha creato foreste naturali in oltre 1.300 luoghi diversi in Giappone e in circa 200 luoghi fuori dai confini nazionali, come Borneo, Amazonia, Cina e Mongolia.

Egli ha collaborato con ambientalisti del calibro di Wangari Maathai, del Kenya, vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2004.

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