Rain Garden: usare il verde contro allagamenti ed erosione – parte 2

Nel post precedente sul rain garden vi abbiamo parlato di quanto sia importate progettando un giardino di questo tipo tenerne fin da subito in considerazione tutti gli aspetti ambientali e prevederne ogni criticità di realizzazione, in modo da ottenere un biofiltro efficiente per il drenaggio delle acque piovane e – a regime – a bassa manutenzione.

Oltre alla location e alla composizione del terreno di cui accennavamo la scorsa volta vi sono altri due fattori importanti da considerare attentamente: le dimensioni e la tipologia di piante.

 

Profondità e dimensione

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Le dimensioni ideali per questo tipo di progetto non esistono: esistono invece dei criteri validi da applicare di volta in volta ai singoli contesti. Molti autori indicano come fattore di successo la stima ragionevolmente accurata di due parametri critici, cioè l’afflusso (la quantità di acqua piovana da assorbire, determinata sui livelli medi annuali delle precipitazioni dall’area di drenaggio quindi dalle superfici servite dal rain garden) e la velocità di assorbimento (tasso d’infiltrazione del terreno).

In generale alcuni indicano orientativamente una profondità di 7,5 cm per terreni con tassi di infiltrazione relativamente bassi (ad esempio, in presenza di terriccio) e parlano di 15 cm per terreni ad alto tasso di infiltrazione (sabbia o terreni ghiaiosi ad esempio).

Dividendo l’afflusso stimato per il tasso di infiltrazione si ottiene infine l’area del rain garden. Detto ciò, è possibile modificarne la dimensione in base alle proprie esigenze di budget o manutenzione; ad esempio è possibile ridurre l’area del singolo giardino avendo cura di aumentarne la profondità oppure di moltiplicare il numero di giardini sulla stessa location.

Per intercettare il più possibile l’acqua piovana, il rain garden dovrebbe essere almeno una volta e mezzo più largo che lungo (dove la larghezza coincide con il lato perpendicolare alla pendenza del terreno). Su questa proporzione è possibile poi sbizzarrirsi come si desidera, adottando ad esempio un rettangolo o un ovale a seconda dei propri gusti e preferenze.

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Manutenzione e selezione delle piante

Condizione essenziale è lo scegliere perenni, arbusti, erbacee, comunque piante autoctone non troppo invasive che ben si adattino alla vostra zona climatica, tollerando soprattutto gli stessi requisiti di pH e possibilmente condizioni di allagamento alternate a siccità. Meglio se sono di diverse altezze, colore e tempo di fioritura. È possibile adornare il giardino anche con ciottoli o pietra di fiume.

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Dovendo basarci su elenchi generici, senza conoscere la vostra specifica zona climatica, tra le specie più indicate ci sono: aquilegie, salici, acacie, carici, cornioli e le diverse specie di Viburnum. Quercus bicolor, Betula nigra e Olea capensis, adatti solo gli spazi più ampi, possono essere alberi che tollerano bene le inondazioni. Gli Iris sono piante molto resistenti e particolarmente adatte alla zona inferiore del rain garden, mentre l’Echinacea purpurea o Rudbeckia è una perenne apprezzabile per la lunghezza del periodo di fioritura ma più adatte a zone di livello superiore dove il terreno si asciuga prima.

Lo strato arbustivo potrebbe includere Aronia melanocarpa, Cephalanthus occidentalis, Comus sericea e amomum, Ilex verticillata, amamelide, Vaccinium macrocarpon o oxycoccos, Clethra alnifolia e Rhus o Sommaco aromatico.

Piante come Aster, Solidago e Eutrochium purpureum in queste condizioni presentano alti tassi sopravvivenza.

In assenza di piogge tenete il terreno umido durante il primo periodo di crescita delle piantine. Per i primi due o tre anni, è necessario rimuovere regolarmente le erbacce. Aerate il terreno di tanto in tanto per assicurarvi che non diventi troppo compatto.

Immagini e approfondimenti sui giardini pluviali o rain garden: www.water.rutgers.edu

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