ortoterapia: quando assieme alle piante germoglia l’anima

ortoterapia: coltivare piante come terapia per il disagio e la disabilitàDivido la mia giornata tra lo studio e il lavoro in giardino, quest’ultimo serve alla digestione spirituale… L’occuparsi della terra e delle piante può conferire all’anima una quiete e una liberazione simili a quelle della meditazione.
H.Hesse

Chi tra di noi ha provato almeno una volta a coltivare e veder crescere le piante di un orto o di un giardino, può facilmente  testimoniare quanti effetti benefici sul corpo e sulla psiche possano scaturire da queste pratiche che si svolgono prevalentemente all’aria aperta, favorendo l’attività fisica e ponendoci in una relazione naturale di cura e di responsabilità verso organismi viventi differenti.

La Terapia Orticolturale od Ortoterapia, conosciuta in tutto il mondo come Horticultural Therapy, propone su basi scientifiche il contatto con la natura e la cura di uno spazio verde come percorso riabilitativo del disagio e della disabilità, o come semplice rimedio allo stress.

Sembra infatti che il dedicarsi alla coltivazione di ortaggi, fiori e altre piantepossa contribuire a migliorare la frequenza cardiaca e a indurre uno stato di relax, attenuando la sofferenza dal dolore, l’ansia,l’astenia, migliorando gli stati depressivi  e il tono dell’umore, fino a stimolare la ripresa in fase di convalescenza.

Inoltre il prendersi cura di organismi viventi aumenta il senso di responsabilità e favorisce la socializzazione nel lavoro di gruppo.

Su questi effetti positivi  si basa dunque questo metodo terapeutico di tipo “occupazionale”, rivolto a chi soffre di disturbi mentali o fisici (dovuti a malattia ma anche a senilità, tossicodipendenza, detenzione carceraria), il quale, ristabilendo un contatto con la terra in un luogo sereno regolato da ritmi ancestrali, acquista un ruolo attivo, esce dal suo isolamento e ritrova abilità e competenze, traendone un rafforzamento dell’autostima. E la crescita di un ortaggio è il risultato tangibile della propria capacità.

Nata nel ‘600 nei paesi anglosassoni, l’ortoterapia si era diffusa come semplice attività per ripagare l’ospedale delle cure ricevute da parte dei pazienti più poveri, che altrimenti non avrebbero potuto permettersele. Le cronache riportano che i medici del tempo provavano stupore nel rilevare come spesso i malati impegnati nella coltivazione guarivano più velocemente dei pazienti ricchi e “paganti”, coricati nelle corsie. La Terapia Orticolturale vera e propria ebbe però inizio a Philadelphia alla fine del XVIII secolo e fu riscoperta negli USA e in Inghilterra solo negli anni tra le due guerre mondiali, come processo terapeutico e metodo rieducativo per i problemi riscontrati nei reduci di guerra.

Negli Stati Uniti (come in tutti i paesi anglosassoni), in Canada e in Giappone, la Horticultural Therapy viene applicata da più di 40 anni ed è una disciplina scientifica studiata nelle università; è praticata in centri specialistici di fama internazionale, sotto forma di Healing Garden o di Therapy Garden appositamente progettati, e nei reparti degli ospedali più importanti.

In Italia negli ultimi 15 anni si stanno moltiplicando esperienze di ortoterapia nell’ambiente rurale delle fattorie sociali, come progetti di welfare sperimentale rivolti alle fasce deboli. Altre iniziative riguardano gli orti di alcune strutture carcerarie, gli orti sociali per gli anziani, assegnati da molti comuni ai pensionati che ne fanno richiesta, e infine gli orti scolastici, destinati ad allievi e insegnanti delle scuole: progetti questi che potrebbero ricordare le iniziative sulla coltivazione delle verdure attuate nella riforma scolastica del 1898 dall’allora ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, che col motto “Innamoriamo dei campi le generazioni novelle!” inserì l’insegnamento sperimentale agrario nella scuola elementare.

Nella mia città, Firenze, tra le iniziative segnalo l’orto giardino della ludoteca dell’Ospedale Pediatrico Meyer, creato come forma di riabilitazione e distrazione per i piccoli pazienti ricoverati, che in questo modo possono ricevere stimoli sensoriali ed emotivi differenti da quelli dell’ambiente ospedaliero, a beneficio di una guarigione più veloce.

Per chi volesse approfondire, nel sito della Scuola del Parco di Monza (che si occupa attivamente di ortoterapia) ho trovato una veloce bibliografia sull’argomento.

Showing 3 comments
  • Sara
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    Grazie! davvero molto interessante l’argomento, non lo conoscevo.

    • Administrator
      Rispondi

      Grazie molte per i complimenti, spero di poterla ritrovare presto nel mio blog in nuovi post.

      Buona lettura,
      Tiziano Codiferro

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