La cura degli oleandri: le malattie e i colori

L’oleandro è una pianta tipica della vegetazione mediterranea, molto diffusa in Italia, soprattutto nelle zone più vicine al mare e può essere coltivato oppure può crescere in modo naturale. Si tratta di un arbusto sempreverde che fa parte della famiglia delle Apocynaceae, caratterizzato da bellissimi fiori profumati, e usato spesso a scopo ornamentale.

Nell’antichità l’oleandro era volgarmente detto ‘Ammazza l’asino’ poiché si credeva che mangiarne le foglie e i fiori costituisse un pericolo per questi animali. In realtà l’oleandro è una pianta velenosa sia gli animali che per l’uomo: la sua pericolosità deriva dai glucosidi cardioattivi in esso contenuti che, se ingeriti, agiscono sul cuore, provocando aritmia, possono portare disturbi gastrici come nausea e vomito o attaccare il sistema nevoso o portare, in casi estremi, alla morte. Le proprietà tossiche dell’oleandro restano inalterate anche se essiccato, per questo non bisogna utilizzarne i rami per preparare cibo alla brace, né respirarne i fumi, anch’essi tossici.

Oleandro: Caratteristiche e patologie

flowers-1012005_640Gli oleandri sono utilizzati spesso nell’arredo urbano, grazie alla loro capacità di sopravvivere in condizioni di caldo estremo o siccità. In appartamento, sono coltivate sia in esterno che in interno. Le sue foglie sono lanceolate, cioè ovali, allungate e con gli estremi appuntiti.

L’oleandro fiorisce in estate con fiori bellissimi, dai colori vari e brillanti: i fiori di oleandro più diffusi hanno colore rosa, ma possono essere anche rossi, bianchi, gialli, arancio o anche variegati con doppi colori e striature di tonalità differenti. In autunno, ai fiori si sostituiscono i frutti, capsule legnose con propaggini piumose, che contengono semi fertili.

La pianta dell’oleandro teme il gelo e il freddo prolungato, che può rovinare la parte estrema dei rami; in caso di gelate estemporanee invece la pianta si danneggia difficilmente in modo irreparabile: eventuali danni del genere si risolvono solitamente con una potatura.

Di solito, nelle zone in cui il clima è molto rigido, si preferisce coltivare l’oleandro in vaso, così da poterlo spostare a riparo, in caso di intemperie. Se abitiamo al nord Italia o in zone in cui le minime notturne sono inferiori allo zero, è opportuno mettere l’oleandro a riparo, coprendolo con agritessuto alla fine di ottobre, e riesporlo all’aperto a partire da aprile o maggio.

Tra le malattie più frequenti dell’oleandro c’è la rogna, prodotta dal batterio Pseudomonas savastanoi e caratterizzata da protuberanze che danneggiano fogli, frutti, fusti e boccioli.

Il batterio è generalmente propagato dall’acqua e può essere scongiurato con un buon drenaggio della pianta o evitando di utilizzare attrezzi utilizzati per la potatura di altre piante, se non precedentemente sterilizzati. Una soluzione può essere offerta da trattamenti con prodotti a base di rame; se questi non dovessero essere sufficienti, si dovranno potare i rami e bruciarli, facendo attenzione a non sostare in prossimità dei fumi tossici.

Potatura dell’oleandro, come procedere?

L’oleandro è una pianta che beneficia della potatura. Questa va praticata dopo la fioritura, flowers-1408015_640cioè alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno. Questo perché in autunno è facile distinguere i germogli dell’anno nuovo e preservarli dai tagli: poiché la fioritura avviene sui rami dell’anno, gli interventi di potatura devono riguardare solo gli steli dell’anno precedente.

Poiché in natura esistono numerose varietà di oleandro, prima di praticare la potatura, è necessario conoscere caratteristiche ed esigenze della specifica specie su cui si va ad agire. In genere la potatura interviene a eliminare steli invecchiati e fiori secchi, ma può anche essere operata per controllare la fioritura o stimolarla se i fiori sono poco numerosi.

Gli steli si tagliano generalmente di circa un terzo della loro altezza, così da rendere più produttiva la fioritura successiva. I tagli possono servire sia a sfoltire la pianta che a condizionarne la forma futura: a questo proposito, possono essere fatti tutti allo stesso modo sui vari steli o ad altezze diverse e sfalsate. A causa della tossicità della pianta, le azioni di potatura vanno svolte con cautela: è necessario indossare guanti adatti alla potatura e possibilmente usa e getta e disinfettare gli attrezzi prima e dopo l’uso.

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  • Paolo
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    Vorrei sapere in merito alla bacca che contiene i semi dell’oleandro. C’è chi mi ha consigliato di toglierla per non far affaticare la pianta.
    E’ vero?
    Meglio toglierla o lasciarla?

    • Tiziano Codiferro
      Rispondi

      Buona sera,
      la bacca dell’oleandro contiene i semi della pianta per la riproduzione. Come in ogni altra pianta, l’oleandro per produrre i futuri semi e portarli a maturità, spende delle energie. In momenti di difficoltà o di stress, potrebbe impiegare queste risorse in altro modo, per preservare la vigoria o addirittura la sopravvivenza dell’esemplare stesso. Nel caso di un oleandro in salute e con disponibilità di acqua e nutrienti, togliere o meno i frutti è irrilevante. In caso di una pianta sofferente, toglierli magari può aiutarla a risparmiare energie.

      Tiziano Codiferro

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