L’eredità dei giardini moghul

A tutt’oggi visitabili, i magnifici giardini moghul (sicuramente da includere nei vostri prossimi viaggi), vennero realizzati nei secoli XVI e XVII dai discendenti dal mongolo Tamerlano, gli imperatori Moghul, nei territori conquistati del Pakistan (Lahore) del Bangladesh e dell’India, dove si trovano a Pinjore, Allahabad e, principalmente, nella regione del Kashmir, a Delhi e Agra.

Sono tutti descritti nelle biografie dei sovrani della dinastia o nei resoconti di viaggio dei viaggiatori europei dei secoli successivi, come François Bernier.

Essi riprendevano in gran parte i canoni dei giardini persiani, dell’architettura islamica medievale e dell’Asia Centrale, secondo il modello dei chahar-bag, sviluppato in multipli di 4, su tracciati rettilinei incrociati ad angolo retto e moduli vegetali geometrici ripetuti, attraversati a loro volta da una rete di corsi d’acqua più piccoli e perpendicolari. I Moghul disseminavano i propri giardini di riferimenti simbolici al corano (con 4 canali d’acqua che simboleggiano i 4 fiumi di acqua, vino, miele e latte del paradiso), alla numerologia (consideravano di buon auspicio le serie di 8 o 9 elementi), allo zodiaco o alla biografia familiare, attraverso gli elementi architettonici o la disposizione delle piante.

giardini Moghul

La presenza di tende, baldacchini e tappeti accanto ai tradizionali padiglioni ne richiamava le origini nomadi turco-mongole.

I giardini erano sempre caratterizzati dall’utilizzo di abbondante acqua corrente in forma di canali (il cui fondo veniva spesso scolpito in bassorilievo per ricreare le increspature dei torrenti di montagna), come anche di fontane, di piscine che potessero riflettere le bellezze del cielo e degli alberi, o di coreografiche cascate, create da dislivelli e terrazzamenti opportunamente progettati. Spesso richiedevano l’allestimento di un sistema idraulico molto complesso da realizzare per l’epoca, con la predisposizione di enormi cisterne di raccolta.

Probabilmente il Ram Bagh di Agra è il primo esempio indiano di chahar bagh. Il modello di riferimento, predisposto a quadrilatero (“Chār“= 4 e “bāgh” = “giardino” in persiano), veniva quindi ripartito in quattro moduli da camminamenti pedonali o canali d’acqua, ma al contrario dei giardini Moghul era originariamente circondato da mura, in una sorta di hortus conclusus di natura più intimista e riservata. Viceversa questi ultimi erano ampi e aperti spesso affacciati sule rive di un fiume o di un lago, come sul lago Dal lo splendido Shalimar, e concepiti per le sontuose cerimonie di corte, alla maniera di Versailles.

giardino indiano moghul

foto by Wikipedia – KawalSingh – Public domain

A differenza dei loro predecessori persiani e degli avi nomadi, i committenti di chahar bagh in India adattarono ben presto questi ultimi alla funzione di giardini del mausoleo imperiale, arricchiti dalla presenza di cipressi, simbolo di morte: ne sono esempi la tomba di Humayun a Delhi, o il più famoso Taj Mahal, monumento funerario di Mumtaz Mahal, moglie favorita dell’imperatore Shah Jahan: il sovrano tra l’altro fece costruire anche il meraviglioso giardino Mehtab Bagh (giardino del chiaro di luna), un giardino serale popolato da fiori profumati a schiusa notturna, candidi come i marmi dei padiglioni, in modo da riflettere i raggi della luna.

giardini Moghul

foto by Wikipedia – TajGardenWide – CC BY-SA 2.5

Diversi dei più bei giardini dell’epoca furono creati da donne della dinastia: Nur Janan, sposa dell’imperatore Jahangir, è conosciuta ad esempio per la realizzazione dei giardini di Agra, Srinagar e Lahore e per la loro apertura alla vita sociale e diplomatica.

Si narra che alcune signore ottomane fossero così appassionate di verde, da portarsi tra il bagaglio a dorso di cammello una miniatura dei loro giardini moghul in forma di piccoli orti e aiuole tascabili, durante i pellegrinaggi alla Mecca!

Bibliografia:
Gardens of the Great Mughals di C.M. Villiers Stuart 1913
Donne e giardino nel mondo Islamico di Anna Vanzan
Giardini e parchi: storia, morfologia, ambiente di Marco Vannucchi

Altre risorse utili in: www.mughalgardens.org

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