le piante nella storia: tra farmacopea e riti magici

Fin dalla notte dei tempi alle piante (e poi di riflesso ai giardini) sono stati attribuiti forti significati mistico-simbolici; se da un lato se ne apprezzava la funzione pratica e se ne tramandavano le proprietà farmacologiche o cosmetiche, dall’altro esse venivano assimilate a divinità, ammantate di un alone magico e viste in connessione con il trascendente. Dell’utilizzo e della percezione delle specie vegetali all’interno delle società umane si occupa l’etnobotanica, una scienza recente che – a cavallo fra antropologia culturale e botanica – tratta di fitoterapiaorticolturausi alimentari delle piante,fitocosmesi, riti religiosi e credenze magiche collegate.

Una branca importante dell’etnobotanica è certamente focalizzata sull’utilizzo dei principi attivi estratti dalle piante a fini curativi, in particolar modo nello studio delle farmacopee proprie delle tradizioni mediche più importanti e antiche, come la medicina islamica, quella greco-romana e a seguire medievale europea, fino alla cinese e all’ayurvedica.

Non molti sanno ad esempio che uno dei rimedi più famosi della storia, utilizzato per secoli e secoli (fino alle soglie del XX sec.) come panacea per malattie come la peste, è la Theriaca o Triaca, un composto creato in qualità di antidoto dal medico Andromaco per l’imperatore romano Nerone,contenente una grande quantità disostanze vegetali  e derivato da una ricetta ancora più antica, sperimentata sugli schiavi come potente antiveleno dal medico di Mitridate re del Ponto.

A una buona percentuale di carne di vipera nella Theriaca venivano uniti questi ingredienti (cfr Wikipedia):  succo d’acacia, oppio, radice di valeriana e di aristolochia, vino di Spagna, mirra, incenso, miele attico, genziana, liquirizia, anice, cardamomo, finocchio, angelica, cannella, centaurea minore, timo, tarassaco, matricaria potentilla, opoponax scilla, agarico bianco.

Come in passato è accaduto per la Triaca, le conoscenze di tipo botanico e fitoterapico tramandate per generazioni hanno finito in ogni popolo per diventare il fondamento della medicina tradizionale, fino a essere codificate in testi scritti: prima tra tutti l’opera monumentale di Dioscoride (I secolo d.C.), che riporta la farmacopea naturale di molte civiltà antiche come quella di Roma, la civiltà greca e quella egizia.

D’altra parte i primi preparati  derivati dalle piante officinali furono utilizzati fin dalla Preistoria ed erano appannaggio delle donne che già si occupavano della raccolta di piante, radici e frutta per la comunità, mentre l’uomo praticava la caccia e la pesca. Queste competenze erboristiche venivano poi custodite gelosamente e tramandate di madre in figlia, in modo che all’interno delle piccole società esse potessero ritagliarsi un ruolo di importanti guaritrici.

Molte di queste tradizioni di saperi misti a simbolismi e credenze sono giunte intatte sino a noi: il melograno ad esempio, simbolo di fertilità e fecondità, un tempo adornava i capelli delle spose romane come pianta di Afrodite; gli stessi attributi si ritrovano anche oggi in tutto il mediterraneo e in medioriente, dai paesi dell’Islam all’India.

Il cipresso ha attraversato i secoli come pianta sacra, dedicata al lutto ed alla vita eterna. Nella tradizione cristiana viene legato al concetto di immortalità, perché il portamento della chioma verticale verso l’alto rappresenta l’anima protesa verso il cielo.

Come tutti sanno, la pianta dell’alloro è invece da sempre considerata il simbolo della metamorfosi e della sapienza divina; dall’antica Roma fino all’epoca napoleonica il lauro era intrecciato in una corona, detta laurea, posta a cingere il capo di uomini illustri come simbolo di gloria e di vittoria. Allo stesso modo erano dimirto – simbolo di fecondità e buona sorte –le corone delle spose a Roma il giorno delle nozze, mentre gli antichi greci ne cingevano il capo ai viaggiatori come augurio prima di un lungo viaggio.

Esistono molte altre interessanti tradizioni storiche, legate ai riti e agli usi dellepiante più comuni (e alla loro disposizione nei giardini), sulle quali scriveremo in seguito.

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