Jean-Marie Pelt, la natura secondo il botanico francese

Oggi parliamo di una persona poco conosciuta ai più in Italia, Jean Marie Pelt, un biologobotanico, farmacista, ecologo di origine francese. Jean Marie Pelt nasce il 24 ottobre 1933 a Rodemack in Lorena. Consegue una laurea in farmacia presso l’Università di Nancy.

jean-marie-peltJean-Marie Pelt inizia la sua esperienza da docente , per la prima volta presso la Facoltà di Farmacia a Nancy. Nel 1972, costituisce l’Istituto Europeo di Ecologia a Metz. Nella stessa città, insegna botanica vegetale presso la Facoltà di Scienze dell’Università.

Jean Marie Pelt durante i suoi studi approfondisce le sue conoscenze sulle piante medicinali e sulla farmacologia tradizionale. Nel corso della sua vita ha effettuato numerosi viaggi in Marocco, Togo, Costa d’Avorio, Afghanistan. Da queste visite trae molti insegnamenti che gli permettono di scoprire i rimedi tradizionali di questi paesi.

Negli anni scrive numerosi libri di approfondimento su  argomenti come la biologia vegetale e l’ecologia urbana. Inoltre,diviene produttore di diverse serie televisive e trasmissioni radiofoniche che hanno come argomento principale la biologia vegetale e  l’ecologia.

Un eccellente docente, che se intervistato offre il proprio punto di vista su questioni ambientali come gli OGM, i cambiamenti climatici, la deforestazione, un appassionato divulgatore delle proprie conoscenze botaniche.

Giardino botanico Jean Marie Pelt

Situato alle porte della città di Nancy, il Giardino Botanico Jean Marie Pelt è un luogo ricco di vita, interamente dedicato al mondo vegetale. Questa fantastica esperienza a metà tra scienza e cultura, iniziò nel 1975. Oggi ha una gestione condivisa tra la l’Università della Lorena e la città di Nancy.

Questo è un parco urbano botanico che si estende su di una superficie di 35 ettari, che si compone di oltre 12.000 piante, che provengono da ogni parte del mondo. Tutto questo testimonia la grande ricchezza e diversità del mondo vegetale, dove scuole e famiglie possono facilmente e con argomenti sorprendenti, educare i bambini e le generazioni future.

È uno dei giardini botanici più grandi e più belli di Francia, un vero e proprio museo vivente di piante. Qui le diverse specie si mostrano in molteplici forme, colori e varietà: piante comuni dei nostri giardini e specie provenienti da paesi lontani. Potrete scoprire il le specie dell’ambiente alpino, l’arboreto, dove si coltivano e si studiano gli alberi, il roseto, con le sue collezioni di rose, le piante medicinali, la valle dei rododendri, il giardino dell’evoluzione e anche un esempio del  patrimonio orticolo tipico della regione della Lorena.

Nelle serre tropicali, che coprono una superficie di circa 2.500 mq., la vegetazione molto rigogliosa offre un alternarsi continuo di paesaggi. Una semplice visita si trasforma rapidamente in un vero e proprio viaggio alla scoperta della natura come un esploratore del XIX secolo.

All’interno del Giardino Botanico Jean Marie Pelt, si trovano numerose collezioni, tra cui piante carnivore e myrmecophilousaraceepiante grasse, orchideepalme molto rare. Tutte con una folta rappresentanza di esemplari e con importanti riconoscimenti dalla comunità scientifica internazionale per la loro importanza e ricchezza. Durante la visita,si scoprono anche di piante utili, che incontriamo ogni giorno nella nostra vita, come il cacao, il caffè, le spezie o il cotone.

Ma la sua missione primaria rimane la divulgazione e l’educazione per le giovani generazioni. I bambini di oggi saranno i difensori della natura di domani. Conoscenza e rispetto vanno molto d’accordo in questo luogo di cultura e meraviglia.

Le teorie urbane del botanico Jean Marie Pelt

A causa del fallimento delle teorie di pianificazione urbana e della costruzione di alloggi residenziali nell’immediato dopoguerra, il professor Pelt inizia degli studi al riguardo che si traducono poi in progetti che guidano la città di Metz verso un nuovo approccio all’ecologia urbana della città.

Tra gli anni ’70 e ’80, il botanico francese attraverso i suoi studi e gli incarichi ricevuti, fa della città di Metz un “esperimento” di ecologia urbana. Da qui Pelt da vita al suo pensiero, promuove l’integrazione tra uomo e ambiente, la città ne è un esempio e non un eccezione. Grazie a tali teorie su suggerimento di Pelt, Metz costruisce delle vaste aree verdi intorno ai fiumi, un incontro tra acqua e pietra, fonte di vita e di rinascita.

L’integrazione dell’uomo con la natura, alla base del pensiero di Pelt, trae origine dalle idee della Scuola di Chicago, secondo cui esiste un’integrazione tra le pietre e l’acqua. Si creano aree aperte, dedicate a passeggiate, dove integrare l’aspetto sociale dell’uomo con il rispetto della natura, dove veder scorrere il fiume, riflettendo sul divenire dell’essere.

Jean Marie Pelt sostiene che nessun dettaglio del rapporto tra l’uomo e l’ambiente deve essere trascurato, realizzare aree verdi all’interno delle città, osservare il clima, rispettare la biodiversità. Tutti gli esseri viventi devono creare delle relazioni tra loro ma all’interno di ecosistemi, sia nel mondo animale  che in quello vegetale.Tutte le relazioni possono funzionare esclusivamente e senza alcun conflitto interno.

Secondo Pelt, oggi conosciamo  ben poco del funzionamento degli ecosistemi, una delle sfide più importanti dell’ecologia. Purtroppo, oggi si conoscono gli effetti negativi prodotti dall’uomo che plasma  l’ambiente a sua “immagine”, spesso danneggiandolo irrimediabilmente ma purtroppo ancora non si conosce l’equilibrio che ogni specie apporta  nelle relazioni degli ecosistemi.

Nonostante negli anni sia sempre più cresciuto il bisogno inderogabile di proteggere la natura, le specie animali e vegetali, l’uomo continua a “distruggere” senza rispetto, per creare maggiore potere e ricchezza economica. E’ consapevole dell’importanza delle diverse risorse naturali come piante e animali ma non sembra farci caso.Per Jean Marie Pelt questo è il vero buco nero della natura umanaPelt afferma che piuttosto che fermare una catastrofe ecologica in corso, preferiamo guardare altrove.

Lascia un commento