Giardiniere qualificato o fai-da-te?

Quando appena realizzato il vostro spazio verde è come il Giardino dell’Eden, mentre nel giro di una sola stagione stenta a riprendersi o si è addirittura trasformato nel Deserto del Gobi, iniziate pure a farvi delle domande: o avete un talento raro e distruttivo per qualsiasi specie botanica vi capiti a tiro, oppure il giardiniere incaricato della realizzazione e della manutenzione di quel giardino non è quel che si definisce un giardiniere qualificato.

Ne so qualcosa io, sempre più spesso chiamato a Firenze e nelle campagne toscane per porre fine a veri e propri scempi e storture perpetrati da improvvisati factotum, che in tempi di crisi si riciclano per pochi euro come giardinieri esperti in una professione per nulla regolamentata (almeno in Italia) senza l’esperienza e le solide basi pratiche e teoriche necessarie per prendersi cura di questi microcosmi verdi in modo adeguato.

Una buona realizzazione fa risparmiare sulla manutenzione

Rivolgersi a un giardiniere professionista vuol dire ottenere prima di tutto un giardino ben impostato, con piante autoctone o comunque coerenti dal punto di vista della zona climatica, del tipo di terreno, della disponibilità d’acqua e dell’esposizione del giardino, piantate nel punto più appropriato e al momento giusto: ricordatevi che un giardino realizzato a regola d’arte vi farà risparmiare del tempo nella manutenzione ordinaria e del denaro nella sostituzione delle piante che, in presenza di errori irreparabili, non hanno attecchito.

Sapere e saper fare

Un vero giardiniere con pratica e preparazione scolastica dovrebbe possedere un’ottima conoscenza di base delle specie botaniche, della loro equilibrata composizione, delle loro esigenze e dei parassiti che le affliggono. Nozioni di biologia, fisiologia vegetale, fitopatologia, arboricoltura, chimica ed entomologia, magari anche di progettazione e teoria dei colori non possono che giovare alla sua attività, e permettergli di affiancare quando necessario altri professionisti del verde, come tree climber, architetti paesaggisti o agronomi.

Conoscenza e rispetto della “storia” dei giardini

Un pizzico di competenza “filologica” poi, per quel che riguarda giardini e parchi storici, non dovrebbe mai mancare: è chiaro che chi è chiamato alla manutenzione del giardino rinascimentale di una villa medicea o di un parco creato da Porcinai negli anni ’60, due veri esempi di musei a cielo aperto, deve sapere intervenire in punta di piedi, rispettandone i canoni progettuali e stando bene attento a non snaturarne la filosofia, l’impianto e la composizione botanica.

Competenze tra pratica e teoria

Il giardiniere qualificato, in base ad un progetto dato, deve sapersi occupare della predisposizione del terreno, della semina, della messa a dimora, della riproduzione e della moltiplicazione delle piante, della cura da malattie e parassiti; di diserbo e di concimazione, di innesti e potatura delle principali specie ornamentali, con il corretto uso di attrezzature e macchinari specifici.

Deve anche sapere filtrare attraverso la sua competenza desideri e necessità del committente: deve sapere anche dirvi di no, quando ad esempio vorreste fargli impiantare un prato all’inglese in località torride e prive d’acqua.

Gli anni di lavoro “sul campo” a mio parere vanno sempre integrati e aggiornati: i più fortunati affinano il mestiere affiancando giardinieri esperti e molto capaci, ma soprattutto disposti a condividere il proprio sapere; per tutti gli altri occorrono ore e ore di corsi di alta specializzazione, o con la frequenza di corsi e master dell’Università nell’ambito delle lauree in Scienze e Tecnologie Agrarie, oppure – come è successo a me – avendo cura di scegliere tra le migliori scuole di formazione per le figure professionali del verde, come la Scuola Agraria del Parco di Monza, la Fondazione Minoprio e la Scuola 3T di Torino per l’arboricoltura.

Il Long Life Learning richiede molto impegno ma offre anche grandi soddisfazioni personali e l’occasione di incontrare tanti colleghi ed esperti del verde: per farvene un’idea date un’occhiata tra le pagine delle news ai corsi che ho frequentato – e frequento tutt’ora – io stesso.

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