Biopiscine, biolaghi, fitodepurazione: il trend verde che viene dal Nord

La fitodepurazione sempre più spesso applicata a progetti più o meno ibridi di biopiscine e biolaghi è una soluzione ecologica che si è progressivamente diffusa negli ultimi anni a causa della sua sostenibilità ambientale e dei limitati costi di mantenimento rispetto ad altri metodi di depurazione delle acque.

A partire dai Paesi del nord Europa e soprattutto da Germania e Austria, questo originario metodo di trattamento delle acque reflue domestiche e agricole (ideale per le zone rurali dove non esiste allacciamento alla fognatura pubblica e dove il pericolo di inquinare le falde acquifere è alto) si è propagato in tutto il mondo e il suo utilizzo si è allargato dalle acque di scarico della fossa Imhoff (dove le prime si liberano delle parti solide) alla depurazione parziale o totale di specchi d’acqua artificiali come biopiscine e biolaghi, con funzione prettamente balneare o puramente estetica e ornamentale.

Ciò che rende molto interessante la realizzazione di un impianto verde di questo tipo – oltre al basso impatto ambientale – è l’abbattimento del consumo di energia elettrica, che può raggiugere l’80% in meno rispetto a quello di un depuratore tradizionale che utilizza potenti sistemi meccanici per l’ossigenazione forzata. La soluzione è doppiamente ecologica quando è applicata veramente alle piscine, perché in questo caso evita l’utilizzo di additivi chimici come il cloro, additivo tossico e utilizzato normalmente come disinfettante.

Come funziona la fitodepurazione

Quello della fitodepurazione (constructed wetlands in inglese) è un sistema che riproduce il processo biologico di autodepurazione da parte di piante e microrganismi simbiotici presenti nelle zone umide: in questi ecosistemi infatti, vegetali e colonie batteriche in azione combinata con materiale inerte come sabbia e ghiaia agiscono da filtri biologici, abbattendo le sostanze inquinanti presenti nell’acqua che li ospita e attraversa, apportandole nuova ossigenazione. All’interno di questo ciclo di depurazione i batteri decompongono la sostanza organica inquinante in sostanze elementari e permettono alle piante, attraverso le radici, di importare ossigeno dall’aria e di assorbire gli elementi nutritivi, abbassando la concentrazione di minerali nocivi.

biopiscina biolago

Biopiscine e biolaghi

Nella progettazione delle biopiscine non ci sono vincoli di forma se non quelli dati dal paesaggio e dal fatto che queste ultime devono avere un impatto visivo più “naturale”nel contesto verde e un aspetto meno artificioso rispetto alle classiche piscine piastrellate; le soluzioni sono quindi molteplici ed esistono molti progetti ibridi, che integrano sistemi di filtraggio e depurazione artificiali alla vera e propria fitodepurazione. In genere attigua allo spazio impermeabilizzato adibito al nuoto va prevista un’area rigenerativa spondale di filtraggio con sabbia ghiaia e piante che rispetti determinate proporzioni, mentre cascate e ruscelletti a contorno non sempre sono sufficienti ad evitare l’eccessivo ristagno d’acqua, ragione per cui spesso viene preventivata anche la presenza di una pompa di basso voltaggio per movimentare il ricircolo della massa liquida e di skimmer speciali che raccolgono residui galleggianti per aumentarne la limpidezza. Accade infatti che l’impianto – senza questo tipo di soluzioni – non riesca da solo a garantire i parametri idonei alla balneazione richiesti dalla normativa vigente, mentre ciò ad esempio non è necessario nel caso del biolago, che ha scopi puramente ornamentali.

Nuotare in un’oasi naturale perfettamente integrata con l’ambiente circostante può diventare un’esperienza unica, a patto che l’impianto (di qualsiasi tipo si tratti) sia ben progettato e che l’ecosistema sia in grado di mantenere autonomamente nel tempo il proprio equilibrio; bisogna inoltre tenere conto che in alcuni casi si crea un habitat ideale per la fauna delle zone umide, e che potrebbe succedere di nuotare o convivere oltre che con piante anche con piccoli animali come insetti e anfibi. In questi progetti si utilizzano generalmene le stesse piante raccomandate negli impianti di fitodepurazione delle acque reflue assieme a specie acquatiche ornamentali (tra cui Typha sp, Carex, Hidrocotyle, Eichornia crassipes, Phragmites australis, Azolla filiculoides). Con questo genere di soluzioni il riciclo d’acqua permette un abbattimento degli sprechi idrici e non c’è bisogno di costosi collegamenti a fognature; inoltre, a differenza della piscina convenzionale che viene svuotata e ricoperta, una biopiscina conserva la sua piena funzione estetica anche nel periodo invernale, contribuendo alla bellezza del giardino in tutte le stagioni.

Il risultato complessivo dell’impianto e la sua valenza ecologica dipenderanno in ogni caso dalla competenza di chi lo realizza ed è per questo che è importante rivolgersi a centri specializzati e operatori esperti: nella progettazione di biopiscine e impianti di fitodepurazione occorre infatti tenere ben presente prima ancora che gli aspetti normativi gli aspetti botanici, climatici, geologici e paesaggistici dell’ambiente in cui verranno inseriti. Nelle zone meno fresche dell’Italia peninsulare può succedere ad esempio che le condizioni climatiche portino l’acqua a scaldarsi eccessivamente, favorendo la proliferazione batterica e algale a scapito dell’equilibrio e dell’efficienza del sistema.

Per approfondimenti sulla fitodepurazione: www.fabx.it/fitofab1.htm e Atti del Workshop ENEA

Comments
  • Maria
    Rispondi

    Splendido! Ho un po’ di terreno in campagna e il sogno di realizzare qualcosa del genere è grande…….
    forse anche grazie a voi un giorno diventerà realtà.

Lascia un commento